giovedì 26 febbraio 2015

Che non si dica che non bacio...alla lavanda, al pepe Sichuan, alla liquirizia e...a grande richiesta al foi gras

Annarita mi hai messo in grossa difficoltà! La sfida più sofferta da quando partecipo all'MTC.
Primo: non sono una cioccolata addicted.
Secondo: non sono romantica.
Terzo: i baci (...quelli di cioccolato) mi fanno antipatia.
Parto di racconto.
Ho avuto un padre molto romantico, un uomo dai grandi gesti, di quelli eclatanti che fanno felice ogni donna. E qui entrano in gioco i baci, quelli famosi.
Mia madre quand'era giovane e forte ogni tanto partiva per l'estero per lavoro.
Non partiva per qualche giorno, ma per un po' di più!
Quella volta credo si trattasse della Somalia, in piena guerra.
Mio padre in occasione di un anniversario riuscì a farle arrivare tramite un giro di piloti d'aereo un mega tubo di cioccolatini, di quelli enormi. Ho quei cioccolatini piantati in testa. 
Mi hanno segnato e fatto guardare con sospetto tutti gli uomini dai gesti "grandiosi". 
La mia teoria, forse contorta, è questa: quando si ha bisogno di dimostrare tanto spesso non è per l'altro, ma più per sé stessi. Forse se l'amore tra i miei fosse andato in maniera diversa giudicherei quelle manifestazioni in maniera differente, ma avendo vissuto la mia vita come spettatrice di un grande amore finto male mi sento di poter dire la mia.
L'amore non è fatto di fiori, gioielli o cioccolatini occasionali; l'amore è fatto di piccole attenzioni quotidiane, di un "ti amo" detto all'improvviso, di un sorriso, di uno sguardo i cui leggi la tua vita.
Questo sul piano dello spirito.
Sul piano pratico. Sono una "cuciniera" antibilancia, antitermometro...mi sono ritrovata cioccolato ovunque ed è chiaro ad occhio nudo di quanto siano imprecisi. Del gusto sono più soddisfatta, anche se non mi sono lanciata in grandi voli pindarici: a me il cioccolato, il poco che mangio, piace fondente, senza ripieni...nudo e crudo...insomma una scassamarroni!!!
Alla fine di questo post disfattista una cosa mi sento di dirla, escludendo la sottoscritta, questa sfida MTC ha tirato fuori dei cioccolatini meravigliosi e sono felice nel vedere che la blogosfera è piena di maestri cioccolatieri!! un...bacio cri
*Aggiungo 1. Ieri ricevo un messaggio da Cristina Galliti: "C'è il gelato al fegato con Romanelli su RAI !"...il gelato al fegato risale alla sfida sul quinto quarto revolution con cui iniziai il blog e con cui conobbi Cristina. Per me una cagata pazzesca, il gelato, ma a quanto pare con i suoi estimatori.
Dopo il messaggio la telefonata: - "Cri: devi fare il bacio col fegato!"
Io: "Nun me va!"
C.: "Dovresti"
....insomma: eccolo! Per me anche questo una cagata pazzesca e per di più non ho inventato nulla di nuovo perché in Francia i cioccolatini al foi gras esistono. Ho aggiunto di tutto per cercare di "smorzare": fichi secchi, nocciole, pistacchi....a mio gusto con scarsi risultati.
*Aggiungo 2. Sempre Cristina mi fa: "Eh, coi baci bisogna stare attenti al ripieno: non deve essere troppo morbido". Torno a casa e uno dei tre al taglio si affloscia...arghhh: da rifare! Ma pare che il secondo tentativo sia andato meglio.
*Aggiungo 3. Con il temperaggio non è andata benissimo: molti sono venuti fuori con un effetto marmorizzato e poi una frana totale nel farli scolare e asciugare! Come metodo ho utilizzato quello dell'inseminazione.
*Aggiungo 4. Per il cioccolato ho scelto marchi equosolidali (Companera e Mascao).
*Aggiungo 5. E' un periodo di merda forse per questo sono così cinica nei riguardi dell'ammmore.
....comunque Annarita ti ringrazio: ho provato un qualcosa per me di totalmente nuovo e anche questa volta l'MTC si è rivelato una sorpresa.



Baci alla lavanda

per il ripieno:

100 ml di panna liquida
200 g di cioccolato al latte
2 cucchiai di fiori di lavanda
60 g di mandorle
70 ml di zucchero
acqua

per la copertura:

200 g di cioccolato al latte



Mettete a scaldare la panna, prima che cominci a bollire versarvi la lavanda.
Spegnete il fuoco e lasciate in infusione per un paio d'ore.
Nel frattempo preparate il croccante.
Accendete il forno a 170° e tostatevi le mandorle.
Scaldate lo zucchero con qualche goccia d'acqua. Quando comincia a caramellare acquistando un bel color dorato spegnete il fuoco ed aggiungete le mandorle.
Fate cadere su un foglio di carta forno, sovrapponendone un altro, con l'aiuto di un matterello stendete il croccante e lasciate raffreddare.
Passate al setaccio la panna per eliminare i fiori di lavanda.
Tritate la cioccolata.
Rimettete la panna sul fuoco, prima che cominci il bollore versate sul cioccolato, mescolate fino a quando quest'ultimo non sarà tutto sciolto e trasferite in frigorifero.
Prendete il croccante che sarà ormai freddo, tritatelo al coltello, unitelo alla ganache ormai fredda e formate delle palline della dimensione di una noce.
All'apice mettete un pezzetto di mandorla caramellata e lasciate riposare in frigorifero.
Sciogliete 3/4 del cioccolato sul fuoco a bagnomaria. Tritate quello che resta. Quando la temperatura di quello sul fuoco avrà raggiunto i 45°, unitevi, fuori dal fuoco, quello rimasto. Mescolate fino a raggiungere la temperatura di 30°. A questo punto tuffatevi i baci e con l'aiuto di una forchetta fateli scolare. Metteteli su un foglio di carta forno ad asciugare.



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Baci alla liquirizia.

per il ripieno:

100 ml di panna
3 cucchiaini di polvere di liquirizia
200 g di cioccolato bianco
arancia candita

per la copertura

200 g di cioccolato fondente


Tritate il cioccolato bianco.
Scaldate la panna e aggiungetevi la polvere di liquirizia. Prima che giunga a bollore spegnete il fuoco, versate sul cioccolato e fate amalgamare. Trasferite in frigorifero.
Quando il composto si sarà raffreddato formate delle palline della dimensione di una noce e adagiatevi sull'apice un pezzetto di scorza d'arancia candita.
Per il temperaggio comportatevi come nei baci alla lavanda, ma questa volta il cioccolato sarà pronto ad una temperatura di 32°.


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Baci al pepe Sichuan

per il ripieno:

100 ml di panna
1 cucchiaino di pepe Sichuan polverizzato al mortaio
200 g di cioccolato fondente al 75%
1 chicco di caffè ricoperto di cioccolato

per la copertura

200 g di cioccolato fondente

Anche in questo caso va portata in infusione la panna con la polvere di pepe. 
L'ho lasciata riposare tutta la notte.
Scaldatela e prima del bollore unitevi il cioccolato tritato., fatelo sciogliere completamente.
Trasferite in frigorifero. Quando si sarà solidificato formate delle sfere su cui andrete a inserire un chicco di caffè ricoperto di cioccolato.
Temperate il cioccolato fondente e tuffatevi i baci. Fate scolare ed asciugate.


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....di quello al foi gras ti metto solo la foto e te lo risparmio!




Con queste ricette partecipo alla sfida MTC N.45

martedì 24 febbraio 2015

Le girelle

Non voglio annoiarvi con la storia della mia triste infanzia senza merendine, circondata da famiglie in cui le dispense straripavano di biscotti del Mulino Bianco e bibite gassate, ma non c'è nulla da fare: quella fame atavica di schifezze continuo a portarmela dietro.
Alcune erano pessime, come i Buondì con cui ai tempi dell'università organizzavamo dei tornei: chi riusciva ad ingoiarlo in 20 masticate, senza prendere aria, camminando, vinceva...o una cosa del genere e vi assicuro che era tostissima. C'era poi la Fiesta con quel sapore arancia e cioccolato che poi ha avuto tanto successo. Ma tra tutte la preferita era la Girella: si poteva srotolare e leccare all'interno o si mordeva tutta intera...diverse scuole di pensiero. Come mai le conoscevo se non le avevo in casa? Semplice: quando andavo a fare la baby sitter non vedevo l'ora che i genitori se ne uscissero di casa per fare un repulisti (la fame atavica....) e poi nascondevo le cartacce in borsa o sotto la spazzatura con la speranza di non venir scoperta....insomma roba che quei genitori non sapevano proprio a chi lasciavano i figli!!
Ho visto le girelle di Alessandra e le ho riproposte pari pari utilizzando una semola rimacinata visto che non avevo in casa la farina bianca (o quella di farro come suggerisce Alessandra). La crema alle nocciole non l'ho fatta in casa, ma ne ho utilizzata una biologica già pronta. 
Non le mangiavo da anni: per me perfette, per i miei figli anche....mio marito: "Ma questa è cioccolata vera!"....e ti chiedi chi ti sei sposata!


Ingredienti ( la ricetta originale è qui).

Per la pasta biscuit:

4 uova medie
120 g di farina di semola rimacinata
120 g di zucchero

Per farcire:

crema alle nocciole

Per decorare.

100 g di cioccolato fondente

Accendete il forno a 220°.
Sbattete le uova con lo zucchero fino a quando il composto non "scrive".
Aggiungete la farina setacciata con l'aiuto di una spatola, con movimenti dall'alto verso il basso facendo attenzione a non far smontare il composto.
Versate il composto su una teglia ricoperta da carta forno e cuocete per circa 7 minuti o fino a doratura.
Sfornate, capovolgete la pasta su un panno pulito ed togliete con attenzione la carta forno. Rigiratela e disponetevi la pasta, arrotolatela e fatela raffreddare.
Al momento di farcirla srotolatela e con l'aiuto di una spatola stendete la crema di nocciole.
Tagliate il rotolo a fette.
Sciogliete il cioccolato a bagnomaria, intingetevi le fette ricavate dal rotolo e lasciatele riposare su un foglio di carta forno. 
Con l'aiuto di una forchetta (o di una sac a poche) andate a formare dei fili sulla superficie.


mercoledì 18 febbraio 2015

Pippi rosti con trecce alle carote!

Pippi è quello che sarei sempre voluta essere e ricordo, anche se carnevale è appena finito, che la maschera che mi fece la mia mamma (un tempo usava così e quanto era più bello!) riscosse un enorme successo.
Quando ho letto del contest mi è venuta subito in mente questa idea...non è tanto la ricetta, quanto la fantasia che ci sta dietro. Vivo in un mondo tutto mio, fatto più di sogni ad occhi aperti che altro e quando mi si dice che: "C'è un asino che vola!" ancora tiro su il naso: nel mondo di Pippi mi sentirei completamente a mio agio, col padre pirata e il cavallo a pois!
Il comfort c'é: rosti di patate e budino alla carota. Per il resto: ho reso felice la mia piccola! Cri


....per chi volesse le ricette:

Rosti di patate:

1 patata media
timo di montagna (non per far la sbrasona, ma ho questo raccolto l'estate passata!)
sale
1 noce di burro

Grattugiate la patata con la grattugia a fori larghi. Lasciate le patate in ammollo in acqua per 5 minuti.
Strizzatele, conditele con il sale e qualche foglia di timo.
Sciogliete il burro in una padellina e versatevi le patate. Lasciate cuocere a fuoco basso fino a quando il lato a contatto con la padella non si sarà leggermente abbrustolito, con l'aiuto di un piatto girate il rosti e fate cuocere dall'altra parte.

Budini di carote:

350 g di carote
1 noce di burro
timo (vedi sopra!)
240 ml di panna liquida
2 uova
1 tuorlo
sale
burro per imburrare

Tagliate le patate in quadratini e fate stufare dolcemente con il burro e il timo.
Una volta cotte passatele al mixer e poi al setaccio, in modo tale da ottenere una crema senza grumi.
Accendete il forno a 180°.
Pesate la purea ottenuta e prelevatene 200 g. Unitevi la panna, le uova e il sale. Mescolate il tutto e versate in dei pirottini imburrati.
Disponete i pirottini su una teglia, versatevi dell'acqua in modo tale che cuociano a bagnomaria.
Fate cuocere per 15 minuti (fino a quando non risulteranno rassodati).




Con questa ricetta partecipo al contest di Coccola Time e Il fior di cappero

lunedì 16 febbraio 2015

Minestra di broccolo alla romana per L'Italia nel piatto



Il broccolo è conosciuto fin dall'antichità ed il suo nome sta ad indicare il germoglio, il "brocco". Nell'antica Roma veniva utilizzato per curare le più svariate malattie e veniva mangiato crudo, prima dei banchetti per prevenire gli eccessi alcolici.  
Il broccolo romanesco si differenzia dagli altri per la forma a punta e il verde brillante che lo caratterizza. 
Da noi quando si compra broccolo s'intende questo, che si differenzia dal cavolfiore per il colore e la forma.
Può essere mangiato in svariati modi. Può essere lessato in acqua bollente salata, saltato in padella con aglio e peperoncino, arrostito al forno con il pangrattato o ricoperto di béchamel.
In questo caso l'ho utilizzato per una minestra tipica delle nostre parti e perfetta per il clima di questi giorni!

Minestra di pasta e broccoli alla romana (per 6 persone):

1 broccolo romano
100 g di prosciutto 
1 cucchiaio abbondante di olio extra vergine di oliva
1 cucchiaio di cipolla tritata
2 spicchi d'aglio
200 g di spaghetti spezzati
100 g di pecorino grattugiato
brodo vegetale facoltativo
sale e pepe

Tagliate il prosciutto in quadratini. Fate stufare in padella la cipolla con gli spicchi d'aglio schiacciati e il prosciutto.. Mescolate. Condite con sale e pepe e aggiungete un mestolo di brodo di verdure (o acqua).
Lavate il broccolo, staccare tutte le cimette e farle cuocere in acqua bollente salata per qualche minuto. Devono restare sode. Scolatele e passatele in una ciotola piena di acqua fredda per mantenere il colore brillante.
Aggiungetele al soffritto, fate insaporire e aggiungete 700 ml di brodo (o acqua), portate ad ebollizione e aggiungete la pasta. Aggiustate di sale e servite. (P.S. Se preparate la minestra con anticipo quando versate la pasta spegnete il fuoco e fate cuocere solo con il calore rimasto, in modo tale da non farla scuocere). Al momento di servite spolverizzate con il pecorino.



E se avete voglia di altre minestre e zuppe tutti qui:

- Valle d'Aosta:  Minestra di riso con porri e patate 
- Trentino-Alto Adige: La mosa e la trisa
- Friuli-Venezia Giulia: Jota alla triestina 
- Liguria:  carciofi con piselli (articiocche con puisci)    http://arbanelladibasilico.blogspot.com/2015/02/litalia-nel-piatto-zuppe-e-verdure.html
   - Emilia Romagna: Zuppa di patate DOP di Bologna e polenta con gorgonzola
- Toscana: Porrata bianca, ricetta fiorentina del '300
- Abruzzo:Zucchine e Patate (Chicocce e patane) http://ilmondodibetty.it/zucchine-e-pat…cocce-e-patane
- Campania:'Mbastuocchio vruoccl e rape e fasul
- Puglia: Le cecuère salvàgge cu bbrote 
- Calabria: Zuppa di fagioli, zucca gialla, funghi e borragine  http://ilmondodirina.blogspot.com/2015/02/zuppa-di-fagioli-zucca-gialla-funghi-e.html
- Sicilia: Macco di fave e finocchietto selvatico


venerdì 13 febbraio 2015

Fagioli alla moda di Boston




Come capita a chi ha questa sana, o insana, passione per la cucina mi ritrovo spesso e volentieri la dispensa piena e ogni tanto decido di fare un repulisti. Tra i prodotti che riesco a smaltire meno, i legumi. Il problema è che a me e mio marito piacciono molto, ma ai bambini un po' meno. 
Il fatto è che per anni mi sono fossilizzata sul cucinarli sempre nello stesso modo (pasta e fagioli e riso e lenticchie!), ultimamente sto provando strade alternative e vedo che va meglio. 
Partivo dal presupposto, non so per quale motivo,  che fosse prodotto esclusivamente italico...in realtà in ogni paese esistono e ci sono mille modi per cucinarli. In questo caso ho provato i fagioli alla moda di Boston in cui andrebbero utilizzati i fagioli piccoli e bianchi, quelli ovali. Non avendoli ho optato per un fagiolo con l'occhio. Il sapore è eccezionale: un misto di dolce, salato e affumicato che mi ha fatto venire voglia di riprovare. 

Ingredienti (da Il grande libro dei cuochi):

450 g di fagioli piccoli (nel mio caso quelli con l'occhio)
400 g di pelati in scatola, scolati e finemente tritati
150 g di pancetta affumicata tagliata in pezzetti
2 cipolle tritate
2 cucchiai di senape di Digione
2 cucchiai di zucchero di canna
5 cucchiai di melassa (non l'avevo e l'ho sostituita con 3 cucchiai di sciroppo d'acero)
1 cucchiaio di salsa Worcestershire
1 spicchio d'aglio schiacciato
1 cucchiaino di aceto di mele
4 cucchiai di prezzemolo tritato

Portate ad ebollizione i fagioli in una pentola piena d'acqua, abbassate la fiamma e fate cuocere gino a quando non risulteranno morbidi, ma senza farli disfare.
Accendete il forno a 150°.
Scolate i fagioli e versateli in una casseruola capiente che possa andare in forno. Unire tutti gli ingredienti, tranne il prezzemolo. Mescolate bene il tutto.
Coprite la casseruola e passatela in forno. Fate cuocere per 3 ore. Ogni tanto controllate e se dovessero risultare troppo asciutti aggiungete dell'acqua ( nel mio caso non ce n'è stato bisogno ed ho cotto il tutto in un tegame di terracotta).
Regolate di sale e pepe, cospargete di prezzemolo e servite.


giovedì 12 febbraio 2015

Macine per il The Recipe-tionist






Cazzarola non posso scrivere quello che ho fatto oggi...fortunatamente ho scoperto Emergency, delle gocce simili ai fiori di Bach ma di origine australiana con cui mi sto imbottendo da oggi pomeriggio...e pare funzioni. Vi dico solo che in preda all'ira ho scollegato completamente il cervello, sono ritornata allo stadio animale e mi sono "difesa"....niente di fisico nei confronti di esseri viventi...diciamo che ho causato un bel danno ad un qualcosa di inanimato...
Brutta sensazione, è stata una cosa rapidissima, ma ti rendi conto quanto poco ci voglia per fare gesti inconsulti..quanto vorrei esser nata calma e pacifica...a volte mi rendo conto di essere una bomba pronta ad esplodere...speriamo che questi fiori continuino a fare effetto!!!
Ho fatto un giro per il blog di Sarah....ci sono tante ricette su cui vale la pena tornare, ma ho scelto le semplici macine. Un piccolo aneddoto da libro Cuore. A casa mia non era ammissibile comprare merendine o biscotti...o almeno sono cominciate ad entrare in dispensa in età più adulta. Da bambina ricordo che quando andavo a far merenda dagli amichetti "sbavavo" per i loro biscotti confezionati e più di una volta mi sono trascritta le ricette che erano sulle confezioni...le scrivevo, ma non mi mettevo mai a riprodurle...o forse sì, una volta coi galletti! Quando ho visto le macine non ho resistito: risultato perfetto! 

Ingredienti (ricetta qui, non ho cambiato nulla!):

500 g di farina 00
200 g di burro a temperatura ambiente
150 g di zucchero a velo
50 g d fecola di patate
100 ml di panna fresca 
1 bustina di lievito
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pizzico di sale
1 uovo
Lavorate a crema il burro con lo zucchero a velo, aggiungete l'uovo, la panna e l'estratto di vaniglia e mescolate con cura. Setacciate insieme la farina, il lievito e la fecola e aggiungeteli al composto precedente con un pizzico di sale. Mescolate, quindi mettete a riposare in frigorifero per una ventina di minuti. Stendete l'impasto in una sfoglia di circa 1 cm e con l'aiuto di un tagliabiscotti formate le vostre macine. Infornate in forno, in modalità STATICO e già caldo a 180°, per 10-12 minuti (con il mio forno 200°...regolatevi!).



Con questa ricetta partecipo al The Recipe-tionist di Flavia

martedì 10 febbraio 2015

Sardegna mon amour e...gelatina di mele cotogne.




Ho interrotto il racconto alla Peschiera Feraxi, dopo la mangiata colossale.
Ma il bello è che la giornata non si è conclusa in maniera sobria, ma è continuata alla grande.
Ricordate?
Sto parlando del blogtour organizzato dall'Associazione Italiana Foodblogger in collaborazione con la Camera di Commercio di Cagliari, Nuoro e Sassari a metà dicembre.
Dopo la Peschiera ci siamo dirette verso San Vito, il comune che ci ha ospitato. 
Alloggiate nei bed e brekfast Casa Licheri e Casa Camboni, nati grazie anche all'aiuto del Gal del Sarrabus, rappresentati da Cristiana Verde, Giuliano Meloni, Roberta Muscas e Giorgio Melis abbiamo avuto modo di vivere una serata all'insegna del buon cibo ed una mattinata arricchita da una gran bella sorpresa.
Le Case dove siamo state ospitate sono tipiche dimore campidanesi, ristrutturate rispettando la vecchia architettura e mantenendo inalterata la disposizione delle stanze, mantenendo in certi casi il mobilio originario. 
Casa Licheri

Qui abbiamo avuto modo di conoscere persone disponibilissime.
C'è chi ci ha insegnato i raviolini dolci di ricotta (la signora Erminia, Daniela e Martina) e chi la Sa Panada (Irene).
La Sa Panada che cuoce

C'è chi ci ha fatto uno scherzetto...da cui siamo sopravvissute indenni!
Avete presente il Casu Mrazu? Il formaggio coi vermetti? Beh ci è stato servito sotto forma di crema dal marito di Irene (l'uomo più possente che abbia mai visto!) e a dirla tutta mi è proprio piaciuto!
Una cena a dir poco suntuosa in cui ogni particolare è stato curato con "amore": dalla tavola, alla presentazione dei piatti, ai piccoli mazzetti di erbe aromatiche regalateci per ricordo...la perfezione!
Al risveglio dopo un altrettanto ricca colazione...e ricca non dice nulla delle meraviglie che erano sulla tavola Giuliano ci ha regalato una splendida sorpresa facendoci assistere ad una rappresentazione privata del Maestro Luigi Lai, che con le sue luneddas è riuscito a far uscire le lacrime a molte di noi. Un ritorno a suoni ancestrali che ti entrano dentro e fanno vibrare delle corde di cui spesso ci si scorda l'esistenza.

Il Maestro Luigi Lai

Dopo questa "botta" di emozioni ci siamo messe in viaggio in direzione del Centro Ippico Agrituristico del Sarrabus, dove abbiamo potuto assaggiare molti prodotti di eccellenza del territorio e goduto di un altro eccellente pasto, in una stanza che da sola vale la visita con un caminetto immenso in cui ci si può sedere e gustare un bicchiere di vino.

Foodblogger che si selfano nel camino!

Tanto per digerire siamo risalite sul pullman alla volta di Escalaplano alla ricerca dell'Axridda, un formaggio che viene fatto stagionare nell'argilla in modo tale da farlo invecchiare mantenendolo morbido allo stesso tempo. Più che il formaggio, che non abbiamo visto (sigh!), siamo rimaste affascinate dal posto: scesa la notte l'unica cosa che si vedeva erano le stelle ....tante e tante...circondate dal profumo della macchia sarda ci siamo rimesse in movimento, questa volta direzione Villasalto, al ristorante-laboratorio dello chef Paolo Perella che ci ha accolto con una gentilezza paterna, coccolato e accudito. Piatti magnifici, spiegati e fatti amare....avete presente quei personaggi che riescono a mettere amore in quello che fanno?? Ecco: lo chef ne fa parte alla grande!


.....per oggi mi fermo, ma il viaggio non è finito....
Vi lascio una ricetta che ho scoperto proprio in quei giorni e che si sta trasformando in una droga!


Gelatina di mele cotogne

1 kg di mele cotogne
800 g di zucchero

Fate lessare le mele in acqua bollente per 10 minuti circa, fino a quando sarà facile privarle della pelle.


A questo punto le mele le mettete da parte e ci fate la marmellata (prossimamente la ricetta!). Pesate un litro di acqua di cottura a cui andrete ad aggiungere 800 g di zucchero. Portate ad ebollizione e fate cuocere fino a quando non avrete ottenuto una consistenza "mielosa".
Fantastica da abbinare ai formaggi dal sapore forte.